Le rose di Paestum

A Paestum, prima che il tempo si fermasse tra i templi, c’era un profumo che faceva girare la testa anche agli imperatori: quello delle rose. Non rose qualunque, no: le rosae Paestanae, che fiorivano più volte all’anno, sfidando stagioni e regole botaniche.

Ne parlavano i poeti — Virgilio le cita con devozione nelle Georgiche, parlando di “… biferique rosaria Paesti” (i rosai di Paestum che fioriscono due volte all’anno), Ovidio con eleganza nelle Metamorfosi, in cui parla di “rosarum … hortos” (giardini di rose) di Paestum— e ne parlavano anche le matrone romane, che facevano a gara per averle nei giardini o negli unguenti. A Roma, quando arrivava una rosa da Paestum, era come ricevere un messaggio d’amore profumato. E spesso, infatti, lo era davvero.

Si dice che Nerone fece arrivare petali da Paestum per una cena di gala, ordinando di coprire il pavimento della sala fino alle ginocchia. Di certo, durante le feste più importanti dell’impero, le rose di Paestum arricchivano e profumavano le principali strade dell’Urbe.

Un’altra leggenda racconta di una giovane vestale che, durante un sacro rituale, fu rapita dal profumo irresistibile di una rosa appena sbocciata. In quel momento, il cuore le tradì il silenzio imposto: un ricordo si affacciò lieve, quello del suo amore segreto, custodito come un sospiro tra le pieghe dell’anima. Da allora, si dice che ogni primavera le rose di Paestum, ricordando il segreto di quel desiderio sussurrato tra le pieghe del silenzio sacro, fioriscano con un petalo in più, fragile come un bacio mai dato, eterno come un desiderio mai dimenticato.

Si dice che il profumo delle rose di Paestum cambiasse: a volte più delicato, altre più intenso.

Gli antichi raccoglievano quei petali a mani nude, prima dell’alba, quando ancora il sole non ne aveva rubato il profumo. Li facevano seccare all’ombra dei templi, o li immergevano in oli d’oliva per creare unguenti usati nei bagni, nelle cerimonie, nelle notti d’amore.

Perfino Plinio il Vecchio, uomo poco incline alla poesia, ne parlava con rispetto: le rose di Paestum erano tra le più pregiate dell’impero. E con loro si profumavano le spose, le danzatrici, le vestali… e, si dice, anche qualche senatore vanitoso.

Nel tempo, il vento ha spazzato via quei roseti, ma se ti capita di passeggiare tra le colonne, nelle ore silenziose, coi colori del tramonto potresti sentire qualcosa nell’aria.

Un odore leggerissimo, quasi inventato.

Forse il profumo della memoria.

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