Stravinskij a Paestum

(o del compositore che parlava con le colonne)

Era l’inverno del 1954, un giorno limpido ma tagliente, di quelli che a Paestum fanno risuonare il vento tra le colonne come una sinfonia scomposta.

Era un giorno pieno di luce mediterranea, quando Igor Stravinskij arrivò a Paestum. 
I vecchi ancora lo ricordano. 
Era in tournée, o forse in vacanza, di certo scese da un’auto scura, con un bastone sottile, gli occhiali scuri e un’aria da genio con gli occhi accesi in cerca di ispirazione nelle pietre.

Non c’era quasi nessuno quel giorno, tranne un custode col bavero alzato e il vento. Ma a Stravinskij bastava: capì subito che avrebbe trovato ciò che cercava. 
Le colonne gli sembravano archi di violino, ogni capitello una nota sospesa…
Ad accompagnarlo c’era il suo fido biografo, il direttore Robert Craft. 

Ben presto, a rispettosa distanza, si creò un piccolo gruppetto di curiosi, attratti dalla fama di questo personaggio bizzarro, che si diceva essere uno dei più grandi musicisti viventi, e il custode, visto che i visitatori dei templi erano pochi quel giorno, vi si mise a capo. 

Proprio davanti al tempio di Nettuno, Stravinskji si fermò, appoggiò la giacca su un blocco di travertino e disse, rivolto alle pietre:

«Voi, sì. Voi sapete il ritmo». 

Poi levò lo sguardo e disse a bassa voce: 

«Questo posto ha una struttura perfetta»

Pare che restò lì due ore, immobile. Alcuni dicono che ascoltava il vento tra le colonne. Altri giurano di averlo visto annotare su un fazzoletto un tema musicale.

Intanto il vento faceva il suo dovere tra le pietre, modulando scale invisibili. Stravinskij sembrava ascoltare attentamente: il custode giurò di averlo visto muovere lentamente le dita come se stesse dirigendo l’aria.

Alla fine, riprese la giacca, fece un cenno a una colonna come a dire “brava” e se ne andò senza dire una parola.

Il custode del sito, anni dopo, raccontò:

«Non ho mai visto nessuno parlare così seriamente con l’architettura.»

E in fondo, chissà: forse qualche accordo misterioso, da allora, riecheggia ancora tra quelle pietre.

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